In questa guida parleremo di dove e come comprare azioni Esselunga in Borsa in Italia.
L’annosa questione riguardante l’ingresso di Esselunga in Borsa è da tempo in cima alle prime pagine dei quotidiani.
Questo fenomeno è stato amplificato dall’offerta di 7,3 miliardi di dollari proveniente dal colosso cinese Yida Investment, una proposta che, tuttavia, è stata respinta dai proprietari.
Ulteriori indiscrezioni si sono intrecciate riguardo alla possibile quotazione del gruppo Esselunga alla Piazza Affari, alimentando speculazioni e dibattiti nel mondo finanziario.
Affrontando la storia del gigante italiano della grande distribuzione, emerge un quadro fatto di contrasti familiari e intrighi di potere.
Questi elementi hanno caratterizzato la vicenda aziendale fino a giungere a un punto cruciale.
Tuttavia, è altrettanto interessante intravedere un possibile scenario alternativo per il gruppo ancora detenuto dagli eredi di Bernardo Caprotti, aprendo la strada a ulteriori riflessioni sul futuro dell’azienda.
Nonostante l’interesse suscitato e la prospettiva di ottenere buoni risultati per gli azionisti potenziali, al momento l’acquisto di azioni Esselunga non è ancora realizzabile.
Questo è un aspetto che suscita un senso di rimpianto, considerando l’indiscutibile attrattiva dell’azienda e il suo potenziale di crescita.
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Andiamo a vedere di cosa parleremo in questa guida dedicata alle azioni Esselunga in Borsa.
Cos’è Esselunga S.p.A?
Esselunga S.p.A., una delle principali realtà italiane nel settore della distribuzione di prodotti alimentari e non, gioca un ruolo significativo nel panorama commerciale del paese.
Con 197 punti vendita nel 2026, concentrati principalmente nel nord Italia, l’azienda detiene circa il 9% delle vendite nei supermercati e negli ipermercati italiani.
Fondata nel 1957, la storia di Esselunga ha inizio con l’apertura del primo supermercato a Milano, precisamente in viale Zara, il 13 aprile.
In quei primi giorni, il logo familiare dei giorni odierni non era ancora una realtà.
La catena era conosciuta semplicemente come “Supermarket”.
L’iconica insegna che tutti associamo all’Esselunga fu progettata da Max Huber e presentava una “S” dalla parte superiore allungata, una forma che avrebbe successivamente ispirato il nome stesso dell’azienda.
Negli anni successivi, Esselunga S.p.A. ha affrontato una notevole crescita e trasformazione.
La sua storia finanziaria è stata segnata da una costante ascesa, come evidenziato dai dati storici e concreti dei suoi ricavi:
- Nel 2016, il fatturato ha raggiunto i 7,5 miliardi di euro.
- Nel 2017, l’azienda ha registrato un incremento con un fatturato di 7,75 miliardi di euro.
- Nel 2018, i ricavi sono ulteriormente cresciuti, raggiungendo i 7,91 miliardi di euro.
- Nel 2020 e 2021, nonostante le sfide globali, il fatturato ha sfiorato gli 8,5 miliardi di euro.
- Nel 2022, Il Gruppo Esselunga ha realizzato Vendite per € 8.835,5 milioni, in crescita del 3,2% rispetto al 2021, con un secondo semestre in accelerazione con una crescita del 6,7%.
- I prezzi a scaffale hanno registrato un aumento del 5,5%, a fronte di un’inflazione ricevuta dai fornitori pari circa il 9%.
- Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) era pari a € 501,4 milioni (5,7% sulle vendite), in diminuzione rispetto a € 689,7 milioni (8,1%) del 2021.
Questi dati storici indicano una traiettoria di crescita costante per Esselunga, e sembra che l’azienda sia ben posizionata per un futuro altrettanto promettente.
Tuttavia, tornando al presente, dopo aver esaminato l’evoluzione dei guadagni di Esselunga, è fondamentale considerare come possiamo cogliere l’opportunità di investire nelle azioni dell’azienda.
Con una storia di successo e una posizione significativa nel mercato italiano, le azioni Esselunga potrebbero rappresentare un interessante veicolo di investimento per coloro che cercano esposizione nel settore della distribuzione al dettaglio.
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Storia Esselunga
La storia di Esselunga inizia nel 1957 con l’apertura del primo supermercato in Italia, situato a Milano in viale Regina Giovanna. Coprendo una superficie di 500 metri quadrati e senza parcheggi, questo negozio rappresentò un’innovazione straordinaria per l’epoca.
L’espansione di Esselunga a Milano fu così rapida che presto furono aperti diversi negozi in città.
L’anno significativo del 1961 vide l’apertura di un altro punto vendita a Firenze, in via Milanesi, e nel 1964 l’azienda aprì ben sedici nuovi negozi, dieci a Milano, cinque a Firenze e uno a Pistoia.
Nello stesso anno venne inaugurato il grande magazzino centralizzato di Limito di Pioltello.
È proprio in questo periodo che il logo della Supermarkets italiani, con una lettera iniziale allungata, si trasformò nel noto marchio Esselunga.
Negli anni seguenti, l’azienda ha continuato a crescere costantemente.
Nel 1974, il primo banco gastronomia fece la sua comparsa a Milano, seguito dalla collaborazione con l’esperto di pubblicità Armando Testa nel 1978 e dall’introduzione dello slogan “Esselunga prezzi corti” l’anno successivo.
Nel 1980, Esselunga divenne la prima azienda in Italia a introdurre il lettore di codice a barre alle casse, rivoluzionando la gestione dei prodotti e del negozio.
Il 1987 fu un altro anno cruciale, con l’inaugurazione del primo magazzino automatico a Limito di Pioltello.
Nel 1988, Esselunga iniziò una collaborazione con importanti architetti italiani, che nel 2010 portò al riconoscimento di Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, con una laurea honoris causa per l’unicità architettonica delle strutture che ospitano i suoi supermercati e superstore.
Gli anni successivi videro ulteriori innovazioni, come l’avvio della produzione di prodotti gastronomici e la creazione del dipartimento di General Merchandise nel 1991.
Nel 1995 nacque il programma fedeltà Fìdaty card, e nel 1999 l’agricoltura biologica fece il suo ingresso sugli scaffali con Esselunga Bio.
La costante innovazione dell’azienda portò alla sperimentazione del servizio di spesa online nel 2001, noto oggi come Esselunga a casa.
Attraverso gli anni, Esselunga ha continuato a crescere e svilupparsi, lanciando nuove campagne pubblicitarie e introducendo nuove iniziative come le profumerie Esserbella, la riduzione dei prezzi nel 2005 e l’espansione dei servizi online.
Nel 2017, Esselunga ha celebrato il suo 60º anniversario con la Supermostra, un evento espositivo prima a Milano e poi a Firenze. Gli anni successivi hanno visto ulteriori aggiunte al portfolio di Esselunga, come la nascita della pasticceria esclusiva Elisenda nel 2018 e l’installazione dei primi lockers e l’introduzione del nuovo formato di vicinato “laEsse” nel 2019.
Attraverso il suo percorso di continua innovazione e adattamento alle esigenze dei clienti, Esselunga ha dimostrato di essere un’azienda all’avanguardia nel settore della distribuzione alimentare in Italia.
Azioni Esselunga in Borsa: quali sono le novità
Iniziamo con il dire che Esselunga vanta un fatturato di 7,54 miliardi di euro, un EBITDA di 661 milioni di euro, un utile di 262 milioni di euro e debiti pari a 55 milioni di euro.
Inoltre, l’azienda presenta una valutazione stimata che oscilla tra i 6 e i 6,5 miliardi di euro, confermando il suo ruolo di protagonista nel settore della grande distribuzione.
L’idea di una possibile quotazione era ormai nel vento da anni, fin dai tempi in cui Bernardo Caprotti accennava a una possibile cessione del gruppo a metà degli anni 2000.
Tuttavia, la figura di Caprotti, scomparso nel 2016, si è sempre contraddistinta per la sua riluttanza a condividere il controllo della sua azienda con altri azionisti.
La via da seguire, secondo quanto stabilito dal suo testamento, era quella di un’unione con un gigante internazionale, come l’olandese Ahold o gli spagnoli di Mercadona.
Sono state prese in considerazione anche opzioni di vendita a colossi del private equity come CBC o Blackstone, con persino l’interessamento di Ahold, Carrefour e Wal-Mart.
Anche il Gruppo Pam, si vociferava, fosse una preda e un boccone ghiotto per il gruppo Esselunga.
Tuttavia, soltanto la settimana scorsa è emersa un’offerta considerevole, ben 7,3 miliardi di euro, da parte della società cinese Yida International Investment.
Eppure, Giuliana Albera e la figlia hanno sottolineato in una breve comunicazione aziendale che “L’azienda Esselunga non è in vendita“.
In realtà, questa dichiarazione ha avuto un seguito concreto.
La famiglia è riuscita infine a raggiungere un accordo per la distribuzione del patrimonio, che è stato per lungo tempo guidato dal visionario Bernardo Caprotti.
Il gruppo Esselunga ha accettato l’offerta per acquisire tutte le quote di minoranza, che rappresentano complessivamente il 45% di La Villata Partecipazione, la quale a sua volta detiene un patrimonio di circa mezzo miliardo di euro e che in passato è stata valutata 2 miliardi di euro.
Con il sostegno di Citigroup, Esselunga avrebbe acquisito il 67% dell’azienda.
Il passo successivo, in teoria, sarebbe stato quello della quotazione di Esselunga a Piazza Affari.
Questo movimento avrebbe comportato l’esclusione dall’azienda di Giuseppe Caprotti e Violetta Caprotti, protagonisti di una disputa lunga diverso tempo con la seconda moglie di Caprotti e la figlia Marina Sylvia.
L’operazione di sbarco in Borsa di Esselunga è stata affidata a Mediobanca, con il compito di guidare l’IPO e di rivestire un ruolo centrale come Advisor.
Originariamente programmato per il 2018, il debutto in Borsa era stato pensato con un flottante, direttamente negoziabile, pari a circa il 30-38%.
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Azioni Esselunga in Borsa: cosa potrebbe accadere in futuro
La recente decisione presa dai proprietari attuali di Esselunga, vale a dire Giuseppe e Violetta Caprotti, nonché la seconda moglie di Caprotti e la figlia Marina Sylvia, sembra rappresentare un autentico atto di sfida nei confronti di Bernardo Caprotti, il quale aveva in realtà sempre sostenuto l’idea di una fusione con l’azienda olandese Ahold, come evidenziato nel suo testamento.
La nota catena di supermercati, tuttavia, avrebbe dovuto fare il suo ingresso in Borsa, approdo che sembra divergere dalle aspirazioni originali di Caprotti.
Inoltre, Giuliana Albera e la figlia Marina hanno preso una posizione di “disobbedienza” nei confronti delle volontà del padre e non hanno accettato neanche l’offerta straordinaria da parte del gruppo cinese Yida.
Nonostante il fatto che un’offerta di 7,3 miliardi di euro per acquisire il 100% di Esselunga avrebbe rappresentato una somma considerevole per la famiglia, superando notevolmente il valore di mercato effettivo stimato tra 4,4 e 6 miliardi secondo dei famosi advisor finanziari.
Bernardo Caprotti, in effetti, sembrerebbe aver già ceduto le sue quote, ma gli eredi hanno chiaramente un’agenda differente, andando in contrasto con l’eredità del visionario che ha creato la Carta Fìdaty, introdotto i primi prodotti biologici (Naturama), anticipato l’e-commerce, e persino introdotto il codice a barre, tra molte altre innovazioni.
Questa decisione sembra andare al di là del semplice aspetto finanziario, sollevando interrogativi sul futuro e sulla direzione di un marchio che porta con sé un retaggio di innovazione e successo.
Scenari possibili sulle azioni Esselunga in Borsa
Si prevede un’opzione di fusione per consolidare tutte le operazioni in un’unica entità aziendale, secondo il volere della famiglia Caprotti.
Questo processo avverrà in diverse tappe chiave:
Inizialmente, si assisterà alla fusione tra Esselunga e l’azienda immobiliare Villata, mirando a creare una sinergia strategica tra il settore della distribuzione e quello immobiliare.
Successivamente, il risultato di questa fusione sarà incorporato nella Holding Supermarkets Italiani, il che comporterà una struttura più integrata ed efficiente per l’azienda nel suo complesso.
In seguito, il conglomerato risultante intraprenderà un percorso verso la quotazione in Borsa.
Questa mossa rappresenta un passo significativo verso l’apertura dell’azienda agli investitori e l’aumento della sua visibilità finanziaria.
È previsto che questo processo richiederà diversi mesi per essere completato.
Questo lasso di tempo offre a Giuseppe e Violetta, entrambi detentori del 15% del gruppo, l’opportunità di uscire dall’azienda definitivamente.
Questa uscita sarebbe accompagnata da un sostanzioso assegno, sottolineando la natura complessa e delicata di questa fase di transizione.
Questi passaggi riflettono una strategia di consolidamento e crescita aziendale che mira a massimizzare l’efficienza operativa e la redditività, offrendo nel contempo una via d’uscita vantaggiosa per gli azionisti chiave.
Il processo di fusione, integrazione e quotazione in Borsa rappresenta una tappa cruciale nell’evoluzione dell’azienda, aprendo nuove opportunità per il suo sviluppo futuro.
Cosa voleva Bernardo Caprotti per la sua Esselunga
Questa decisione rappresenta un contrasto netto con la volontà del defunto Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga.
Nel suo testamento, ha espresso con fermezza il desiderio che Esselunga fosse ceduta, molto probabilmente a causa della sua scarsa fiducia nelle capacità gestionali dei suoi eredi.
Caprotti ha chiaramente indicato che la famiglia non avrebbe avuto un ruolo nella futura conduzione dell’azienda, ritenendola un onere troppo gravoso da sostenere e che avrebbe dovuto trovare una collocazione internazionale quando la situazione economica italiana fosse migliorata.
Tuttavia, concentrandoci sulla possibile acquisizione da parte del gruppo olandese Ahold, come Caprotti stesso aveva suggerito, emerge un panorama interessante.
Ahold vanta un fatturato complessivo di ben 62,6 miliardi di euro, con l’66,8% del totale generato al di fuori dei confini olandesi.
Questo modello si differenzia notevolmente da quello di Esselunga, che opera esclusivamente in Italia, soprattutto nel Nord del paese.
D’altra parte, è importante sottolineare che Esselunga possiede caratteristiche intrinseche che la distinguono in modo unico.
La redditività a metro quadro è uno di questi elementi, raggiungendo una notevole cifra di 15.730 euro, secondo i dati del 2015.
Questa performance è senza dubbio un’eccezionale base su cui costruire il futuro dell’azienda.
Allora, quando sarà possibile negoziare azioni Esselunga con piattaforme come eToro o AVATrade?
Questo dettaglio sarà approfondito nel prossimo paragrafo.
Azioni Esselunga in Borsa: quando?
Dopo intense contese che hanno coinvolto Advisor finanziari di spicco e rinomati avvocati, anche l’anno 2022 si è concluso senza che vi fossero sviluppi significativi riguardo alle presunte prospettive di quotazione in Borsa di Esselunga.
Nonostante ciò, il quadro si stava delineando in maniera più chiara. Una sintesi accurata può essere così formulata:
Il Gruppo Esselunga si distribuiva con il 70% delle azioni nelle mani di Giuliana Albera e Marina Sylvia, rispettivamente la seconda moglie e la figlia di secondo letto di Bernardo Caprotti.
Nel frattempo, il 30% delle quote era detenuto da Violetta e Giuseppe Caprotti, figli di primo letto di Bernardo e costantemente in conflitto con il padre.
La società La Villata Immobiliare possedeva il 55% delle azioni assegnate a Giuliana e Marina, mentre il restante 45% apparteneva a Violetta e Giuseppe.
Nel corso del 2018, il pacchetto azionario completo del Gruppo “La Villata” è passato integralmente sotto il controllo di Giuliana e Marina.
Questo spostamento sembrava suggerire una certa attenuazione delle tensioni familiari, ma rimaneva ancora irrisolto l’ostacolo principale: le quote di Esselunga.
Due anni dopo, all’inizio del 2022, con una decisione congiunta si è giunti a una conclusione in questa saga.
Secondo quanto risultato dalle nostre ricerche, l’accordo raggiunto tra i quattro contraenti prevedeva che la quotazione in Borsa dovesse avvenire entro un quadriennio.
Nel caso contrario, Violetta e Giuseppe avrebbero ceduto il loro 30% di partecipazione.
Tuttavia, non è mai avvenuta l’IPO di Esselunga.
Attraverso un breve comunicato stampa, gli eredi di Bernardo Caprotti hanno reso noto quanto segue: “Giuliana e Marina hanno esercitato il diritto di acquisto delle azioni della controllante possedute da Violetta Caprotti e Giuseppe Caprotti, che insieme rappresentano il 30% del capitale di Supermarkets italiani spa.”
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Azioni Esselunga in Borsa: forum italiano
Un’analisi del trend nel settore alimentare degli ultimi due o tre anni suggerisce una direzione chiara: un notevole aumento dell’interesse dei gruppi stranieri a comprare società italiane o ad entrare nel mercato del commercio al dettaglio italiano.
Ricordiamo che LIDL e ALDI stanno prendendo sempre più fette di mercato in Italia e stanno aprendo molti nuovi punti vendita.
È interessante notare che, rispetto agli investimenti in startup, sembra che optare per aziende consolidate in questo settore abbia comportato maggiori vantaggi.
A parte Carrefour, che ha affrontato alcune difficoltà, la maggior parte delle aziende ha registrato incrementi sia nei profitti che nel valore delle azioni.
In effetti, esaminando quattro aziende chiave, si è riscontrato un aumento medio di circa il 20%, un dato promettente.
Questo fa riflettere sul fatto che, anche se Esselunga non è per il momento approdata in Borsa, il settore alimentare e della grande distribuzione rimane un focus intrigante per gli investimenti a breve e medio termine.
Aggiunge ulteriormente interesse al contesto il fatto che colossi come Amazon e Uber stanno sviluppando strategie logistiche per entrare in questo settore.
Ciò conferma che il settore Food resta attraente e potenzialmente redditizio per investitori di diverse dimensioni.
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