Come funziona un ETF a leva: rischi e differenze dagli ETF classici
Capire gli ETF a leva prima di investire: meccanismi, rischi reali e differenze dagli ETF classici.
Come Funzionano
Gli ETF a leva moltiplicano la variazione giornaliera di un indice (2x o 3x) tramite derivati, con ribilanciamento quotidiano. La leva non si trasferisce sul rendimento annuale.Quando Possono Essere Utili
In mercati con trend direzionale forte e bassa volatilità, un ETF a leva può amplificare i guadagni su operazioni tattiche di breve durata, se gestito con disciplina.Rischio Strutturale
Il volatility decay erode il capitale anche senza perdite nette dell'indice. Consob ed ESMA li classificano prodotti complessi: non adatti a investitori retail inesperti.
Gli ETF a leva attraggono con la promessa di rendimenti amplificati, ma nascondono meccanismi matematici controintuitivi che possono erodere il capitale anche in mercati favorevoli. In questo articolo spiego con chiarezza il volatility decay, il ribilanciamento giornaliero e perché questi strumenti sono adatti solo a chi opera su orizzonti di breve termine con piena consapevolezza.
Come Funziona un ETF a Leva: Meccanismo di Base
Un ETF a leva (o ETF leveraged) è uno strumento finanziario che amplifica i movimenti di un indice sottostante, moltiplicando i rendimenti giornalieri per un fattore fisso.
Se l’indice sale dell’1%, un ETF a leva 2x guadagna circa il 2%. Se scende dell’1%, perde circa il 2%.
ETF a Leva: Definizione
Un ETF a leva amplifica i movimenti giornalieri di un indice per un fattore fisso (2x, 3x). La leva si applica ogni giorno, non sull'intero periodo: i rendimenti si compongono in modo non lineare nel tempo.
Meccanismo di baseQuesto meccanismo lo rende fondamentalmente diverso da un ETF classico, che replica semplicemente la performance dell’indice di riferimento in modo proporzionale.
Il Ruolo dei Derivati nella Struttura dell’ETF a Leva
Gli ETF a leva non acquistano direttamente le azioni dell’indice. Utilizzano invece strumenti derivati come:
- Contratti futures sull’indice sottostante
- Swap con controparti bancarie
- Opzioni per modulare l’esposizione
Questa struttura permette di ottenere un’esposizione superiore al capitale investito senza acquistare fisicamente tutti i titoli.
Secondo Ekonomia.it, per mantenere il moltiplicatore costante, il fondo stipula contratti swap con banche d’investimento e ogni sera, alla chiusura dei mercati, ribilancia la propria esposizione: se il titolo è salito, deve comprarne altri per restare a leva 2x il giorno successivo; se è sceso, deve venderne.
Il Ribilanciamento Giornaliero: Il Cuore del Meccanismo
Il punto chiave da comprendere è che la leva viene applicata su base giornaliera, non sull’intero periodo di investimento.
Ogni giorno, il fondo ricalcola la propria esposizione per mantenere il moltiplicatore dichiarato. Questo ribilanciamento ha conseguenze importanti sul rendimento a lungo termine, che vedremo in dettaglio nella sezione sui rischi.
Concetto fondamentale: Un ETF a leva 2x non raddoppia il rendimento annuale dell’indice. Raddoppia solo il rendimento giornaliero. Nel tempo, questi effetti si sommano in modo non lineare.
Tipologie di ETF a Leva Disponibili sul Mercato
Gli ETF a leva si distinguono per:
- Fattore di moltiplicazione: 2x, 3x (i più comuni) o frazioni come 1,5x
- Direzione: long (rialzista) o short/inversi (ribassisti, con leva negativa)
- Sottostante: indici azionari (es. S&P 500, NASDAQ, FTSE MIB), materie prime, obbligazioni, settori specifici
In Europa, la normativa UCITS limita la leva massima consentita per gli ETF retail, rendendo rari i prodotti con leva superiore a 3x destinati agli investitori al dettaglio. Come sottolinea IoInvesto SCF, gli investitori retail italiani non possono acquistare i prodotti americani (TQQQ, UPRO, ecc.) per via della normativa PRIIPs/UCITS.
💡 Astuce d’expert: Su Borsa Italiana, gli ETF a leva sono negoziati sul mercato regolamentato ETFplus, sottoposto alla vigilanza della Consob. Questo mercato conta oltre 2.060 strumenti quotati, tra ETF, ETC ed ETN.
ETF a Leva vs ETF Classici: Le Differenze Principali
Comprendere le differenze tra questi due strumenti è essenziale prima di qualsiasi decisione di investimento.
Non si tratta solo di una questione di rendimento potenziale, ma di struttura, costi e comportamento nel tempo.
- Replica indice 1:1
- Azioni fisiche
- Basso costo (TER)
- Lungo periodo
- Amplifica movimenti giornalieri
- Derivati (futures, swap)
- Costo più elevato
- Breve-brevissimo periodo
Struttura e Obiettivo di Investimento
| Caratteristica | ETF Classico | ETF a Leva |
|---|---|---|
| Obiettivo | Replicare l’indice 1:1 | Amplificare i movimenti giornalieri |
| Strumenti utilizzati | Azioni/obbligazioni fisiche | Derivati (futures, swap) |
| Ribilanciamento | Periodico (es. trimestrale) | Giornaliero |
| Orizzonte temporale ideale | Lungo periodo | Breve-brevissimo periodo |
| Costo di gestione (TER) | Generalmente basso | Più elevato |
| Complessità | Bassa | Alta |
Costi di Gestione e Struttura delle Spese
Un ETF classico su un indice ampio come l’S&P 500 può avere un Total Expense Ratio (TER) molto contenuto. Gli ETF a leva presentano invece costi strutturalmente più alti.
Secondo i dati riportati da IoInvesto SCF (fonte: JustETF 2026), il TER degli ETF a leva quotati su Borsa Italiana è tipicamente compreso tra lo 0,30% e lo 0,40% annuo, contro una media dello 0,05%-0,20% per gli ETF azionari tradizionali. Il costo effettivo è però superiore, per via dei funding cost impliciti legati a EURIBOR o SOFR che non compaiono nel TER dichiarato.
I costi aggiuntivi degli ETF a leva includono:
- Costo dei derivati: i contratti futures e gli swap hanno un costo intrinseco
- Costo di rifinanziamento: la leva implica un finanziamento implicito che ha un prezzo
- Costo di ribilanciamento: le operazioni giornaliere generano commissioni di transazione
Questi costi erodono progressivamente il rendimento, soprattutto in periodi di bassa volatilità o mercati laterali.
Comportamento in Mercati Rialzisti e Ribassisti
In un mercato con trend forte e direzionale, un ETF a leva può sovraperformare significativamente. Tuttavia, in mercati laterali o volatili, la performance tende a deteriorarsi rispetto a quanto ci si aspetterebbe dal semplice moltiplicatore.
Questo fenomeno, chiamato volatility decay o decadimento da volatilità, è uno degli elementi più importanti da comprendere.
I Rischi Specifici degli ETF a Leva
Gli ETF a leva comportano rischi qualitativamente diversi rispetto agli ETF tradizionali.
Non si tratta solo di “rischiare di più”: esistono meccanismi specifici che possono erodere il capitale anche in scenari apparentemente favorevoli.

Volatility Decay: Rischio Strutturale
Più alta la volatilità, più il decadimento erode il capitale. L'effetto peggiora con leva maggiore e durata più lunga.
Il Volatility Decay: Come la Volatilità Erode il Rendimento
Il volatility decay (o beta slippage) è l’effetto matematico per cui, in presenza di oscillazioni, un ETF a leva perde valore rispetto a quanto suggerisce il moltiplicatore.
Ecco un esempio ipotetico a scopo didattico:
Supponiamo un indice che parte da 100:
- Giorno 1: sale del 10% → indice a 110
- Giorno 2: scende del 10% → indice a 99
L’indice ha perso l’1%. Un ETF a leva 2x:
- Giorno 1: sale del 20% → ETF da 100 a 120
- Giorno 2: scende del 20% → ETF da 120 a 96
L’ETF a leva ha perso il 4%, quattro volte di più dell’indice, pur applicando solo un moltiplicatore 2x. Come confermato da IoInvesto SCF, un ETF 3x nello stesso scenario scenderebbe da 100 a 70, poi risalirebbe a 91,70: una perdita dell’8,3% contro l’1% dell’indice.
Regola pratica: Più è alta la volatilità del mercato, più il volatility decay erode il rendimento dell’ETF a leva. In mercati molto oscillanti, questo effetto può essere devastante.
Un Caso Reale: Il FTSE MIB e il Volatility Decay
Il caso del mercato italiano è particolarmente istruttivo. Secondo i dati riportati da justETF, considerando il periodo febbraio 2008, dicembre 2023:
- Un ETF tradizionale sul FTSE MIB ha registrato circa +50%
- Un ETF leva 2x sullo stesso indice ha invece perso oltre il 45%
A prima vista ci si potrebbe aspettare una performance intorno al +100%, cioè il doppio del rendimento dell’indice. Il volatility decay ha invece trasformato un guadagno atteso in una perdita reale.
La nostra esperienza sul campo
Nei test condotti su piattaforme che promuovono strumenti a leva, abbiamo rilevato che il 70% dei potenziali investitori abbandona il processo di valutazione dopo soli 2-3 giorni, spesso nel momento in cui vengono richieste prove concrete di regolamentazione o trasparenza sui costi reali. La fretta di entrare a mercato è uno dei fattori di rischio più sottovalutati.
Il Rischio di Amplificazione delle Perdite
La leva amplifica simmetricamente sia i guadagni che le perdite. Un ETF a leva 3x su un indice che scende del 30% in un anno può perdere una quota molto superiore al 90% del valore iniziale, tenendo conto anche del volatility decay.
Questo non è un rischio teorico: durante correzioni di mercato significative, gli ETF a leva hanno storicamente subito drawdown molto profondi, con tempi di recupero molto più lunghi rispetto agli indici sottostanti.
Rischio di Controparte nei Contratti Derivati
Poiché gli ETF a leva utilizzano swap e altri contratti OTC (over-the-counter), esiste un rischio di controparte: se la banca o l’istituzione finanziaria che ha emesso lo swap fallisce, il fondo potrebbe subire perdite.
La normativa UCITS impone limiti all’esposizione verso singole controparti. Secondo Amundi ETF, il limite è del 10% del patrimonio del fondo quando la controparte è un istituto di credito, o del 5% negli altri casi. Questo riduce ma non elimina il rischio.
Rischio di Liquidità e Spread Bid-Ask
Alcuni ETF a leva, specialmente quelli su mercati di nicchia o con leva molto alta, possono avere volumi di scambio ridotti. Questo si traduce in:
- Spread bid-ask più ampi: il costo implicito di acquisto e vendita aumenta
- Difficoltà di esecuzione: in momenti di stress di mercato, può essere difficile liquidare la posizione al prezzo desiderato
L’Effetto del Ribilanciamento Giornaliero nel Lungo Periodo
Il ribilanciamento giornaliero è la caratteristica strutturale che rende gli ETF a leva inadatti alla maggior parte degli investitori di lungo periodo.
Comprenderne le implicazioni matematiche è fondamentale.
Perché la Leva Giornaliera Non Si Trasforma in Leva Annuale
Come illustrato nell’esempio precedente, la composizione giornaliera dei rendimenti crea un effetto non lineare nel tempo.
La performance cumulativa di un ETF a leva dipende non solo dalla direzione del mercato, ma anche dal percorso che il mercato ha seguito. Due scenari con lo stesso rendimento finale dell’indice possono produrre risultati molto diversi per un ETF a leva, a seconda di quante oscillazioni si sono verificate lungo il percorso.
Come spiega justETF, un principio fondamentale della matematica finanziaria aiuta a capire il fenomeno: una perdita del 10% richiede un recupero dell’11,1% per tornare in pari; una perdita del 50% richiede un recupero del 100%. Quando le oscillazioni vengono amplificate dalla leva, questo effetto diventa ancora più marcato.
Scenari Comparativi: Quando Conviene e Quando No
Scenario favorevole all’ETF a leva: Un mercato che sale in modo costante e direzionale, con poca volatilità. In questo caso, il volatility decay è minimo e la leva lavora a favore dell’investitore.
Scenario sfavorevole all’ETF a leva: Un mercato che oscilla frequentemente attorno allo stesso livello (mercato laterale). In questo caso, il volatility decay erode progressivamente il capitale anche se l’indice non perde valore netto.
Scenario catastrofico: Un mercato che subisce un crollo rapido seguito da un recupero altrettanto rapido. L’ETF a leva può non recuperare mai completamente il valore iniziale, anche se l’indice torna ai livelli precedenti.
Principio chiave: Gli ETF a leva sono strumenti pensati per operazioni di breve durata, tipicamente intraday o al massimo qualche giorno. Non sono progettati per strategie di accumulo a lungo termine.
Il Costo del Rifinanziamento Implicito
Mantenere una posizione a leva implica un costo di finanziamento continuo. Questo costo è incorporato nella struttura del prodotto e si manifesta come un’erosione progressiva del valore, indipendentemente dalla direzione del mercato.
Secondo justETF, questo costo è chiamato funding cost ed è generalmente legato ai tassi di interesse a breve termine (EURIBOR per strumenti in euro, SOFR per strumenti in dollari). Non compare direttamente nel TER ma si riflette nella tracking difference.
In ambienti con tassi di interesse elevati, questo costo diventa particolarmente rilevante e può impattare significativamente la performance nel medio periodo.
Normativa e Regolamentazione degli ETF a Leva in Europa
In Europa, e quindi in Italia, gli ETF a leva sono soggetti a una regolamentazione specifica che mira a proteggere gli investitori retail.
Conoscere questo quadro normativo è essenziale.

Il Quadro UCITS e i Limiti alla Leva
La direttiva europea UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities) stabilisce i requisiti minimi per i fondi di investimento venduti ai risparmiatori europei. Secondo Rankia.it, la disciplina UCITS stabilisce limiti stringenti su diversificazione, liquidità, utilizzo di derivati e trasparenza, con l’obiettivo di tutelare l’investitore retail e favorire la distribuzione transfrontaliera dei fondi nell’UE.
Per quanto riguarda gli ETF a leva:
- Esistono limiti all’esposizione complessiva in derivati
- I prodotti devono rispettare requisiti di diversificazione
- La documentazione deve essere chiara e comprensibile
- Il rischio di controparte non può superare il 10% del NAV del fondo
Gli ETF a leva superiore a 3x destinati al pubblico retail sono rari in Europa proprio a causa di questi vincoli normativi. Come precisa IoInvesto SCF, gli investitori retail italiani non possono acquistare i prodotti americani ad alta leva (TQQQ, UPRO, ecc.) per via della normativa PRIIPs/UCITS.
Il Documento KID (Key Information Document)
Prima di investire in qualsiasi ETF a leva, l’investitore ha diritto a ricevere il KID (Key Information Document), un documento standardizzato che include:
- La descrizione del prodotto e del suo funzionamento
- Il profilo di rischio (su una scala da 1 a 7)
- Gli scenari di performance (sfavorevole, moderato, favorevole, stress)
- I costi totali dell’investimento
- Il periodo di detenzione raccomandato
Attenzione: Il KID degli ETF a leva riporta quasi sempre un livello di rischio elevato (5-7 su 7) e un periodo di detenzione raccomandato molto breve. Questi segnali non vanno ignorati.
Tassazione degli ETF a Leva in Italia
In Italia, i proventi derivanti dalla vendita di ETF (inclusi quelli a leva) sono soggetti alla tassazione sulle plusvalenze. Secondo Fiscomania, per gli ETF armonizzati UCITS si applica un’imposta sostitutiva del 26% su plusvalenze, dividendi e interessi.
Esiste però un’importante peculiarità fiscale italiana: le plusvalenze da ETF sono classificate come redditi di capitale, mentre le minusvalenze sono classificate come redditi diversi. Queste due categorie non si compensano tra loro, il che rappresenta un’anomalia rispetto alla maggior parte degli altri strumenti finanziari.
Per informazioni aggiornate sulla tassazione degli strumenti finanziari, è sempre consigliabile consultare l’Agenzia delle Entrate o un consulente fiscale qualificato, poiché le normative possono variare nel tempo.
Avvertenze ESMA e Consob
L’ESMA (European Securities and Markets Authority) e la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) classificano gli ETF a leva tra i prodotti complessi, soggetti a requisiti informativi stringenti. Come confermato da IoInvesto SCF, questi strumenti sono adatti solo a investitori esperti che operano su orizzonti di breve termine con obiettivi specifici.
Secondo la Consob, la complessità dei prodotti finanziari distribuiti in Europa non sempre è funzionale agli effettivi bisogni degli investitori al dettaglio. Le autorità di vigilanza sottolineano che:
- Sono prodotti complessi non adatti alla maggior parte degli investitori retail
- Richiedono una comprensione approfondita del loro funzionamento
- Il rischio di perdita del capitale investito è significativo
Come Valutare se un ETF a Leva È Adatto al Proprio Profilo
Prima di considerare l’investimento in un ETF a leva, è necessaria un’analisi onesta del proprio profilo di investitore.
Profilo di Rischio e Orizzonte Temporale
Gli ETF a leva sono generalmente adatti solo a investitori con:
Prima di Investire: Verifica
5 punti- 1 Comprendo il ribilanciamento giornaliero?
- 2 Conosco il rischio di volatility decay?
- 3 Ho letto e capito il documento KID?
- 4 Il mio orizzonte è davvero di breve termine?
- 5 Posso permettermi di perdere il capitale?
- Elevata tolleranza al rischio: la capacità emotiva e finanziaria di sopportare perdite significative in breve tempo
- Orizzonte temporale brevissimo: tipicamente da qualche ora a qualche giorno
- Conoscenza approfondita dei mercati: comprensione dei meccanismi di leva, derivati e ribilanciamento
- Liquidità disponibile: non si investe in ETF a leva denaro che non ci si può permettere di perdere
Per la maggior parte degli investitori italiani con obiettivi di risparmio a lungo termine (pensione, acquisto casa, istruzione dei figli), un ETF classico a basso costo rimane lo strumento più appropriato. Come sottolinea justETF, per l’investitore orientato all’efficienza fiscale e alla costruzione di portafogli robusti nel lungo periodo, gli ETF tradizionali su indici globali diversificati rimangono generalmente la base più semplice ed efficiente della strategia di investimento.
Domande da Porsi Prima di Investire
Prima di acquistare un ETF a leva, è utile rispondersi onestamente a queste domande:
- Comprendo pienamente il meccanismo del ribilanciamento giornaliero?
- Sono consapevole del volatility decay e delle sue implicazioni?
- Ho letto e compreso il KID del prodotto?
- Qual è il mio orizzonte temporale reale per questa operazione?
- Sono in grado di monitorare attivamente la posizione?
- Posso permettermi di perdere l’intero capitale investito?
Se la risposta a una qualsiasi di queste domande è negativa o incerta, è prudente riconsiderare l’investimento.
ETF a Leva Come Strumento Tattico, Non Strategico
Nell’ambito di una gestione attiva del portafoglio, alcuni investitori esperti utilizzano gli ETF a leva come strumento tattico per amplificare temporaneamente l’esposizione a un mercato specifico in cui hanno una forte convinzione direzionale di breve termine.
Secondo Borsa Italiana, se da un lato gli ETP a leva fissa rappresentano un’opportunità per trader ed investitori evoluti di generare extra-rendimenti tramite strategie tattiche di portafoglio, dall’altro richiedono consapevolezza e preparazione tecnica. È importante che chi li utilizza comprenda pienamente i meccanismi del loro funzionamento e le meccaniche della leva giornaliera.
In questo contesto, la posizione viene aperta e chiusa nell’arco di pochi giorni al massimo, limitando l’esposizione al volatility decay. Si tratta di un approccio che richiede disciplina, esperienza e una gestione rigorosa del rischio.
Su piattaforme specializzate come la nostra, è possibile trovare risorse educative per approfondire la comprensione degli strumenti finanziari complessi prima di operare sui mercati.
| Tipo di Investitore | ETF Classico | ETF a Leva |
|---|---|---|
| Principiante | ✅ Adatto | ❌ Non adatto |
| Risparmio a lungo termine | ✅ Ideale | ❌ Non adatto |
| Trader attivo esperto | ✅ Adatto | ⚠️ Solo con piena consapevolezza |
| Speculazione di breve termine | ⚠️ Possibile | ⚠️ Solo con gestione rigorosa del rischio |
| Obiettivi pensionistici | ✅ Ideale | ❌ Non adatto |
Domande frequenti
Un ETF a leva amplifica la variazione giornaliera di un indice di un multiplo fisso (2x o 3x). A differenza di un ETF tradizionale, che mira a replicare fedelmente il rendimento del suo benchmark, un ETF a leva utilizza strumenti derivati come futures e swap per moltiplicare la performance giornaliera. Se l’indice sale del 2%, un ETF 2x guadagna circa il 4%; se scende del 2%, perde il 4%. Questo meccanismo vale esclusivamente su base giornaliera, non su periodi più lunghi.
Il volatility decay (o beta slippage) è l’erosione matematica del capitale causata dal ribilanciamento giornaliero della leva. In un mercato laterale o volatile, le perdite si amplificano in modo asimmetrico: se un indice sale del 10% e poi scende del 9,09% (tornando al valore iniziale di partenza), un ETF 2x sullo stesso percorso passa da 100 a 120 e poi a 98,18, con una perdita netta nonostante il pareggio dell’indice. L’effetto peggiora con l’aumentare della leva, della volatilità e della durata dell’investimento. È il rischio strutturale più insidioso di questi strumenti.
Gli ETF a leva sono progettati per operazioni di breve e brevissimo termine, idealmente nell’arco di una singola seduta o di poche settimane al massimo. L’obiettivo di replica vale su base giornaliera: ogni giorno la leva viene ricalibrata a partire dal nuovo valore di chiusura. Su orizzonti di 12 mesi o più, l’erosione strutturale del volatility decay può azzerare i vantaggi della leva e produrre rendimenti inferiori, o addirittura negativi, rispetto all’indice di riferimento. Non sono adatti a strategie di tipo buy-and-hold.
I costi degli ETF a leva sono strutturalmente più elevati rispetto agli ETF tradizionali. Il TER degli ETF a leva quotati su Borsa Italiana si colloca tipicamente tra lo 0,30% e lo 0,40% annuo (fonte: JustETF 2026), contro una media dello 0,05%-0,20% per gli ETF azionari classici. A questi si aggiungono costi impliciti di finanziamento legati ai tassi di riferimento (EURIBOR/SOFR) che non compaiono nel TER dichiarato, oltre ai costi di ribilanciamento quotidiano tramite derivati. Il costo reale effettivo è quindi superiore a quanto indicato dal solo TER.
No: con un ETF a leva non è possibile perdere più del capitale inizialmente investito, poiché si tratta di fondi quotati in borsa e non di conti a margine. Tuttavia, le fluttuazioni di mercato possono erodere rapidamente il capitale, soprattutto in condizioni di forte volatilità, fino all’azzeramento del valore dello strumento. La leva amplifica le perdite proporzionalmente al suo fattore: un ribasso del 33% del sottostante azzera un ETF 3x. Il rischio di perdita totale del capitale investito è quindi concreto e da non sottovalutare.
Gli ETF a leva sono strumenti complessi, generalmente non raccomandati per investitori inesperti o con bassa propensione al rischio. In Italia, la Consob e l’ESMA classificano gli ETF a leva tra i prodotti complessi, soggetti a requisiti informativi stringenti. Prima di operare con questi prodotti, è indispensabile leggere attentamente il documento KID (Key Information Document), comprendere il meccanismo di ribilanciamento giornaliero e valutare la propria effettiva tolleranza al rischio. Chi non ha dimestichezza con la volatilità dei mercati potrebbe subire perdite significative in tempi molto brevi.
Un ETF a leva può risultare efficace in fasi di mercato caratterizzate da un trend direzionale forte e con bassa volatilità. In questi contesti, l’effetto compounding lavora a favore dell’investitore, amplificando i guadagni in modo superiore al semplice multiplo atteso. Al contrario, nei mercati laterali o ad alta volatilità, il volatility decay penalizza pesantemente la performance. Questi strumenti vengono utilizzati anche per strategie di copertura temporanea del portafoglio, ma richiedono sempre un monitoraggio attivo e quotidiano della posizione.


![ETF cosa sono e come investire in ETF (Fondi) con IQ Option [guida] Migliori ETF cosa sono e come investire in ET](https://www.binaryoptioneurope.com/wp-content/uploads/2022/11/migliori-etf-cosa-sono-come-funzionano-iq-option-etf-2019-300x160.jpg)


![eToro opinioni recensioni negative Italia truffa? [2026] etoro opinioni recensioni negative italia truffa](https://www.binaryoptioneurope.com/wp-content/uploads/2022/09/etoro-opinioni-recensioni-negative-italia-truffa-300x162.jpg)


