In questa guida parleremo delle 7 azioni europee per investire sul piano di riarmo europeo.
Dalla presentazione del piano ReArm Europe da parte della Commissione europea, fino al nuovo obiettivo tedesco sulla spesa militare, il settore della difesa si conferma sempre più al centro dell’attenzione.
Non si tratta più di un interesse temporaneo: i titoli legati all’industria militare continuano a registrare una crescita superiore alla media, trainati da scenari geopolitici in costante tensione, come il conflitto russo-ucraino e la recente escalation tra Israele, Iran e USA.
I dati parlano chiaro: tra l’inizio del 2026 e il 17 giugno, l’indice Euro Stoxx Defence, che include le principali aziende europee della difesa, ha guadagnato il 41,6%.
Un risultato nettamente superiore rispetto al +6,1% segnato dal più ampio Euro Stoxx 600.
La domanda che molti investitori si pongono ora è se questa crescita possa proseguire o se si rischi un’inversione, magari anche brusca, a causa dei guadagni già consolidati.
Il ruolo dell’industria europea: nuove opportunità e sfide
Secondo un’analisi del 14 maggio dell’agenzia Morningstar DBRS, le spese militari stanno diventando una delle priorità dei governi europei.
Dopo anni di tagli, l’Europa sta cercando di colmare le lacune produttive del settore difensivo, e ciò sta aprendo nuove opportunità per le aziende del continente.
Nonostante una parte consistente delle forniture provenga ancora dagli Stati Uniti, le imprese europee sono ora in posizione favorevole per approfittare degli investimenti locali.
In questo scenario, il programma Safe – Security Action for Europe, che metterà a disposizione 150 miliardi di euro in prestiti per acquisti militari condivisi tra Stati membri, si presenta come un potente motore di sviluppo per il comparto industriale europeo.
L’Italia, ad esempio, potrebbe affidare a Leonardo tra il 30% e il 50% delle nuove commesse pubbliche nel settore.
In Germania, invece, Rheinmetall AG potrebbe ottenere fino al 45% degli investimenti previsti.
Questa tendenza riflette la volontà di molti Paesi di rafforzare l’industria militare nazionale, anche per motivi di sicurezza strategica.
Germania protagonista e NATO sotto pressione
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha affermato l’obiettivo di portare la spesa militare fino al 5% del PIL, in linea con le richieste del presidente Trump.
Attualmente, la Germania spende poco più del 2% e ogni punto in più comporterebbe circa 45 miliardi di euro di nuovi investimenti.
Il nuovo cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato che è “giusto” che la Germania ambisca a diventare la forza militare convenzionale più potente d’Europa.
Anche se i partiti più moderati all’interno della coalizione di governo sono meno entusiasti, queste dichiarazioni hanno dato ulteriore slancio al settore della difesa sui mercati finanziari.
In parallelo, tutti i membri della NATO sono chiamati a destinare almeno il 2% del proprio PIL alla difesa.
Tuttavia, circa un terzo dell’Alleanza è ancora sotto questa soglia: tra i ritardatari figurano Paesi come Portogallo (1,55%), Italia (1,49%), Canada (1,37%), Belgio (1,3%) e Spagna (1,28%).
La prospettiva che questi Stati incrementino la loro spesa ha già innescato un’ondata di investimenti verso i principali titoli del settore.
Guardando alle performance borsistiche, fino al 17 giugno l’indice Euronext 500 ha registrato un incremento del 5,87%, mentre i principali ETF tematici, come quelli di VanEck e HanETF, hanno messo a segno guadagni compresi tra il 31% e il 34%. In cima alla classifica spicca Rheinmetall, che ha raggiunto un impressionante +180%.
Punti chiave:
- Boom del settore difesa: l’indice Euro Stoxx Defence +41,6% da inizio anno.
- Geopolitica e investimenti: le tensioni globali spingono la domanda di armamenti.
- Fondi europei: il piano SAFE mobiliterà 150 miliardi di euro per acquisti comuni.
- Italia e Germania protagoniste: Leonardo e Rheinmetall al centro delle commesse.
- Nuove ambizioni tedesche: Berlino punta a una spesa militare del 5% del PIL.
- NATO in rincorsa: molti membri sotto il target del 2%, ma si prevede un recupero.
- Mercati in fermento: ETF e titoli difensivi registrano performance molto superiori alla media, con Rheinmetall leader assoluta.
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Il piano europeo per rafforzare la difesa
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato il progetto ReArm Europe, un piano ambizioso che potrebbe mobilitare fino a 800 miliardi di euro per aumentare la sicurezza in Europa.
Ha sottolineato che questo è un momento decisivo per il continente e che l’Europa è pronta a fare un salto importante in avanti.
Fino a poco tempo fa, molti pensavano che un possibile calo delle tensioni avrebbe ridotto l’interesse per il settore della difesa.
Tuttavia, nel 2026 è diventato chiaro che l’industria militare europea continuerà a giocare un ruolo fondamentale, indipendentemente dall’evoluzione dei conflitti.
Si prevede che la spesa militare crescerà fino al 3% del PIL, mantenendo alta la domanda di armi e tecnologie difensive, e sostenendo le aziende del settore.
7 azioni europee per investire sul piano di riarmo
Qui di seguito trovi le principali aziende europee del settore difesa, ordinate in base alla loro capitalizzazione di mercato aggiornata, insieme ai motivi per cui potrebbero trarre vantaggio dai nuovi piani di sicurezza europei.
Airbus Defence & Space (Francia/Germania) – €138 miliardi
Airbus è un leader mondiale nel campo aerospaziale e della difesa, specializzato in aerei militari, satelliti e sistemi di sorveglianza.
Tra i suoi prodotti più noti ci sono l’aereo da trasporto A400M, il caccia Eurofighter (realizzato insieme a BAE e Leonardo) e il drone Eurodrone.
Airbus è anche molto importante nella difesa spaziale e partecipa al progetto MBDA, il principale produttore europeo di missili.
Rolls-Royce Defence (Regno Unito) – circa €76 miliardi
La divisione difesa di Rolls-Royce è famosa per i motori di aerei da combattimento e navi militari.
Produce, ad esempio, il motore Eurojet EJ200 per l’Eurofighter e motori per velivoli strategici come il Trent 700.
Inoltre, è leader mondiale nella propulsione nucleare per sottomarini, con i reattori usati dalla Royal Navy.
BAE Systems (Regno Unito) – circa €55 miliardi
BAE Systems è una delle più grandi aziende di difesa al mondo, attiva nei settori dell’aviazione militare, delle navi e dei veicoli corazzati.
Tra i suoi prodotti ci sono il caccia Eurofighter, il programma futuristico Tempest, sottomarini nucleari, carri armati come il Challenger 3 e sistemi di cyberwarfare e intelligenza artificiale per la difesa.
Rheinmetall (Germania) – €52,16 miliardi
Rheinmetall è il principale produttore europeo di veicoli corazzati, artiglieria e munizioni.
Nel 2026 ha registrato una crescita eccezionale (+85% da inizio anno). L’azienda ha fornito munizioni e carri Gepard all’Ucraina, giocando un ruolo importante nella difesa aerea del paese.
Rheinmetall produce anche sistemi avanzati come Skynex, una piattaforma di difesa aerea molto efficace.
Thales (Francia) – €45 miliardi
Thales è specializzata in elettronica militare e sistemi difensivi avanzati, come radar per aerei e navi, incluso il radar AESA usato sul caccia Rafale.
Si occupa anche di cybersecurity e satelliti militari, e partecipa a MBDA per la produzione di missili.
Leonardo (Italia) – €26 miliardi
Leonardo è un’azienda centrale nel settore aerospaziale, elettronico e della difesa terrestre e navale.
Produce radar, avionica, elicotteri e velivoli, con una forte presenza nel programma Eurofighter.
Nel 2026 ha visto una crescita significativa in ordini e ricavi in tutte le sue divisioni principali.
L’azienda punta a ridurre il debito e mantenere margini di profitto stabili nei prossimi anni.
Saab AB (Svezia) – €12,39 miliardi
Saab è nota soprattutto per il caccia Gripen, che potrebbe essere inviato in Ucraina.
Offre anche radar avanzati, missili anticarro, siluri e sistemi navali come i sottomarini A26.
È attiva anche nella guerra elettronica e nei sistemi di comando.
Punti chiave sulle azioni europee per investire sul piano di riarmo
- L’Europa ha lanciato un piano da 800 miliardi di euro per rafforzare la difesa e la sicurezza.
- La spesa militare europea è destinata a crescere, mantenendo alta la domanda di tecnologie belliche.
- Le aziende leader del settore spaziano dall’aerospazio ai sistemi elettronici, dai veicoli corazzati ai sistemi cyber.
- Airbus, Rolls-Royce, BAE Systems, Rheinmetall, Thales, Leonardo e Saab sono tra le più importanti nel mercato europeo.
- L’industria della difesa europea continua a giocare un ruolo strategico, anche in un contesto di conflitti in evoluzione.
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Conclusioni sulle azioni europee per investire sul piano di riarmo
In conclusione, il rafforzamento della difesa europea rappresenta oggi una priorità imprescindibile per garantire la sicurezza e la stabilità del continente.
Il piano ReArm Europe, con un investimento potenziale di 800 miliardi di euro, dimostra la volontà politica di fronteggiare nuove sfide geopolitiche, rafforzando le capacità militari e tecnologiche.
Le aziende protagoniste di questo settore, da Airbus a Saab, giocano un ruolo cruciale nello sviluppo di sistemi avanzati, veicoli militari, radar, e tecnologie di sorveglianza e cybersicurezza.
Questo scenario evidenzia come la difesa non sia più soltanto una questione di armamenti tradizionali, ma coinvolga sempre di più anche aspetti tecnologici e innovativi, fondamentali per rispondere alle minacce moderne.
La crescita della spesa militare al 3% del PIL europeo indica un impegno concreto e duraturo da parte degli Stati, che si riflette in un mercato della difesa in espansione e in continua evoluzione.
Inoltre, la cooperazione tra aziende di diversi Paesi europei sottolinea l’importanza di un approccio comune e integrato per migliorare l’efficienza e l’autonomia strategica dell’Europa.
Guardando al futuro, la sfida principale sarà bilanciare gli investimenti necessari con una gestione responsabile delle risorse, garantendo al contempo innovazione e competitività.
Solo così l’Europa potrà assicurarsi una posizione forte e indipendente sulla scena globale, proteggendo i suoi cittadini e i suoi interessi.





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