La news settimanale Forex e i segnali di trading - il risultato elettorale europeo

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Sell in May and go away! è forse l’espressione più iconica dei trading floor anglosassoni. E con la fine di Maggio è ora di tirare le somme di questa prima metà 2014 che ci ha riservato, tra alti e bassi, tanta noia e altrettanta sorpresa, soprattutto nelle battute finali.

 

A una settimana dal prossimo appuntamento con la Banca Centrale Europea, l’intero consiglio direttivo, Mario Draghi alla testa, si sta impegnando in maniera forsennata a far passare l’idea che la BCE sia pronta a misure convenzionali volte all’immissione di liquidità nel sistema. Altrettanto chiaro è il messagio che non vedremo quantitative easing in Europa: questo Mario Draghi non l’ha detto, ma considerando la concatenazione annuncio-azione degli ultimi due anni, forse è un bene!

 

Ma attenzione all’esito delle consultazioni elettorali in Europa, dove, secondo i risultati confermati nei paesi in cui le elezioni sono già avvenute, gli euroscettici hanno preso una sonora batosta. L’UKIP di Nigel Farage, il più rumoroso dei partitini di protesta, non supera il 17%, in Olanda il partito ultraconservatore fatica ad arrivare alla soglia di sbarramento. Rimangono le incognite Italia e Francia: il partito ultraconservatore guidato da Marine Le Pen raggiunge un risultato record, mentre in Italia, il paese più euroscettico del vecchio continente, il movimento di Beppe Grillo si attesta al 21%, ben sotto il primo partito guidato dal primo ministro Matteo Renzi.

 

Intanto, vista l’influenza sempre maggiore dei partiti che impersonano l’euroscetticismo, le agenzie di rating hanno già provveduto a fare la loro parte dando supporto ai mercati fixed income periferici, migliorando l’outlook di Spagna, Portogallo e Grecia: mossa volta alla ricerca di un qualche tipo di sterilizzazione dell’effetto avverso che potrebbe avere l’influenza dei partiti populisti e le conseguenze sul mercato dei titoli di stato.

 

Sull’altra sponda dell’Atlantico invece, la governatrice della FED Janet Yellen si sta arrabattando in ogni modo per uscire dall’infernale circolo vizioso del quantitative easing in versione a stelle e strisce, dove l’enorme quantità di liquidità immessa nel sistema ha supportato in modo smodato la speculazione e l’acquisto di carta drogando de facto il sistema: una dipendenza fisica oltre che psicologica per la finanza internazionale.

 

La Gran Bretagna affronta una fase rosea a livello congiunturale con la City che riprende di forza il suo ruolo di primo hub finanziario rubando il posto a New York e spingendo, con il suo ruolo che vale circa un terzo dell’intera economia Britannica, la ripresa dell’economia all’ombra del Big Ben. A GMT +9, ovvero dall’altra parte del mondo, iniziano a vedersi gli effetti della politica di guerra totale alla deflazione dal primo ministro Shinzo Abe che gli aveva fatto vincere le elezioni nel 2012. Con la Bank of Japan che inietta nel sistema circa 375 triliardi di Yen su indicazione del governo e con le altre misure messe in campo dall’esecutivo di Tokyo, i dati congiunturali nipponici rispondono dando segnali di decisa e progressiva vitalità come non si vedeva dal periodo precedente al 1998.

 

Market Movers

Settimana densa di appuntamenti importanti in Europa con la doppia conferenza stampa del presidente della BCE Mario Draghi oggi alle 10:00 e domani martedì 27 alle 15:30.

 

Martedì 27 gli ordinativi di beni durevoli negli Stati Uniti alle 14:30 attesi in flessione a 0.3% rispetto al dato precedente a 2.1%. Alle 16:00 l’indice CB della fiducia dei consumatori atteso in recupero a 83.0 rispetto al 82.3 della lettura precedente.

 

Mercoledì 29 alle 14:30 il dato sul prodotto interlo lordo Americano nella rilevazione trimestrale atteso in flessione a -0.5% rispetto al dato precedente a 0.1%. Alle 16:00 le vendite pendenti di case attese in frenata a 1.0% rispetto al 3.4% della lettura precedente.

 

Giovedì 30 alle 14:30 il dato sul prodotto interno lordo canadese atteso in flessione a 0.1% rispetto al dato precedente a 0.2%.

 
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EUR/USD

In Europa ha vinto di misura la destra, tranne che in Italia e in Germania. L’instaurazione di questa moderna versione dell’asse Roma-Berlino rimetterà in gioco i ruoli dei vari paesi europei, Francia in testa, che vedranno ridimensionato il loro peso politico a livello di parlamento comunitario. All’alba della presidenza italiana dell’unione, infatti, il primo ministro Renzi, si presenta con il conto da Angela Merkel con una forza politica senza precedenti: e c’è da aspettarsi che la capacità di negoziazione dell’Italia a livello europeo, forte anche di un processo di riforme definite dalla stessa cancelliera “ambiziose”, sia tale da poter fare breccia nella locomotiva d’Europa. Intanto i mercati salutano con favore i risultati elettorali con l’indice FTSE MIB che apre a +3% e il DAX a oltre mezzo punto percentuale e EURUSD si riporta in queste ore verso quota 1.3650. L’attesa è per la conferenza stampa di Draghi che fornirà presumibilmente altri elementi sulle decisioni di politica monetaria che la BCE adotterà ragionevolmente con il prossimo consiglio direttivo il 5 giugno.

 

 

GBP/USD

Nonostante l’UKIP di Nigel Farage, il partito nazionalista antieuropeista, venga incensato come vero vincitore di queste elezioni, non si destabilizza particolarmente il clima di fiducia instaurato nel Regno Unito. La forza della sterlina prosegue anche in queste prime ore di contrattazioni portando il cable verso 1.6850. Sembra ancora troppo presto per fare analisi accurate sulla situazione politica, soprattutto in una realtà così variegata come la Gran Bretagna, ma se i mercati accolgono timidamente il nuovo clima politico, anche dal punto di vista tecnico e fondamentale permane la forza della sterlina inglese.

 

 

USD/JPY

Poco mosso lo yen giapponese che rimane intorno al traguardo psicologico a 102. Fermo su un week end senza avvenimenti particolari che possano influenzare la propensione al rischio degli investitori. Tecnicamente la moneta nipponica risente dei guadagni sull’azionario nella sessione notturna dove l’indice Nikkei della borsa di Tokyo chiude sfiorando il punto percentuale di guadagno, lasciando USDJPY praticamente invariato sui livelli di chiusura di venerdì scorso. L’assenza di dati macro nella giornata di oggi contribuirà a mantenere ben inchiodato a questi livelli lo Yen.

 

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