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Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare! Sembra proprio di sì a vedere ciò che sta succedendo in queste ore in Ucraina. Tuttavia, il più duro di tutti, il presidente Russo Vladimir Putin, che ci ha deliziato in passato con le sue performance da iron man, sta sottovalutando i suoi avversari che stanno giocando dietro le quinte la vera battaglia, quella sul fronte del portafoglio.

Gli analisti sostengono che la Russia, dopo aver svalutato il Rublo a discapito dei ceti più deboli della popolazione, si ritrova a fare a braccio di ferro con gli Stati Uniti sul fronte della fornitura del gas, che è sempre stato il vero nocciolo della questione: la caratteristica che rende l’Ucraina, un territorio che altrimenti avremmo ricordato solo per le partite a Risiko, strategica per USA e UE.


E Putin, nonostante sia in procinto di firmare con la Cina un accordo atteso da anni, non può più permettersi di rinunciare al cliente Europa. I primi segni di un dietrofront si stanno già facendo vedere, ma l’escalation non è ancora finita.


Market Movers

La giornata inizia con il dato sulla variazione di richieste di sussidi di disoccupazione nel Regno Unito alle 10:30 atteso in calo a -30.0 mila unità rispetto al dato precedente a -30.4 mila unità per un tasso di disoccupazione in calo a 6.8% rispetto alla lettura precedente a 6.9%.


Alle 11:30 l’inflation report in Gran Bretagna e il discorso del governatore della Bank of England Carney a margine. Alle 14:30 il dato sull’indice dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti attesi in flessione a 0.2% rispetto al dato precedente a 0.5%.


Nella notte diversi dati in arrivo dal Giappone alle 1:50 con il prodotto interno lordo in testa atteso in netto recupero nella lettura preliminare a 1.0% rispetto al precedente a 0.2% nella rilevazione trimestrale e a 4.2% rispetto al precedente a 0.7% nella rilevazione annuale.

Alle 6:25 il discorso del governatore della Bank of Japan Kuroda.


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EURUSD

1.37 è il livello su cui è atterrato ieri EURUSD sui pessimi dati sulla fiducia del settore economico in Europa, ma prima ancora in Germania, la peggiore del vecchio continente. E se nella terra di Bach e Behetoven la situazione viene percepita in maniera piuttosto negativa (basta ricordare i dati PMI sulla fiducia dei consumatori e del settore manifatturiero di alcune settimane fa), ogni occasione è buona per affondare la moneta unica nel suo rapporto contro biglietto verde. I mercati danno quasi per scontato un taglio dei tassi in Giugno da parte della BCE, e ogni notizia è buona per creare quella volatilità che inesorabilmente abbatterà il valore del principale tasso di cambio. Il trend di medio periodo quindi rimane ribassista con prossimo supporto in area 1.37/1.3650. Resistenza a 1.3750.


USDJPY

Buoni i dati in Giappone dove l’indice CGPI sale oltre le attese a 4.1% rispetto al dato precedente a 1.7%, ma salgono soprattutto gli ordinativi di macchinari che nella rilevazione annualizzata fanno registrare un balzo in avanti a 48.8% rispetto al precedente fermo a 41.8%. Segnale che l’economia nel Sol Levante continua il suo lento e progressivo ritorno alla normalità. Come conseguenza lo Yen si rafforza contro biglietto verde ritornando in zona 102, mentre l’indice Nikkei della borsa di Tokyo cede 0.14%. Niente di particolare quindi in estremo oriente dove il trend laterale garantisce stabilità dei prezzi soprattutto per le esportazioni e l’approvvigionamento di materie prime.


NZDUSD

La reazione del kiwi al rilascio dei dati sulle vendite al dettaglio trimestrali è stata tiepida e in linea con le attese. Infatti, con le deludenti performance al di sotto delle attese con uno 0.8% rispetto al precedente a 1.0% per la componente core e 0.7% rispetto al precedente 1.2% per la componente generale, il cambio è sceso fino a 0.8620 con un minimo a 0.8600, per poi ritornare al di sopra del canale tecnico (grafico). L’attesa sarà per l’uscita nel pomeriggio dell’indice dei prezzi alla produzione americano alle 14:30.

Cosi' L'UE ci ruba le ricchezze.


Inizio di ottava di consolidamento per il “cable”, l’incrocio tra la sterlina e il biglietto verde. Salito da inizio anno di quasi due punti percentuali, il cambio gbp/usd passa di mano a 1,6872 dopo aver aggiornato martedì scorso i massimi dall’agosto del 2009 a 1,6995 usd. Pound in evidenza anche nel cambio con la moneta unica, sceso oggi a livelli che non si vedevano a 16 mesi a 81,426 pence.


La sterlina sarà chiamata a fare i conti con le indicazioni relative l’andamento del mercato del lavoro britannico, con il report relativo l’inflazione stilato dalla Bank of England e con l’intervento del Governatore Carney. Operatori e analisti sono concordi nel ritenere che il rafforzamento dell’economia d’Oltremanica potrebbe spingere la BoE a iniziare il processo di normalizzazione del costo del denaro nei primi mesi del 2015. 


È dal marzo del 2009 che la BoE non sposta il tasso benchmark dal minimo storico dello 0,5% e secondo le indicazioni desumibili dagli strumenti derivati gli operatori scommettono su un incremento di 25 punti base entro marzo 2015. Questa mattina la Cbi (Confederation of British Industry), la Confindustria britannica, ha annunciato di aver alzato la stima sulla crescita economica 2014 del Regno Unito dal 2,6 al 3 per cento.


“La sterlina è stata sostenuta dal miglioramento del contesto economico e confermiamo la view che vada acquistata in caso di ritracciamenti, visto che esiste la possibilità di un aggiustamento delle aspettative sull’andamento del costo del denaro”, si legge in una nota preparata da Manuel Oliveri, strategist valutario del Crédit Agricole. 


“Si tratta di una view particolarmente valida alla luce del fatto che un nuovo miglioramento del contesto occupazionale dovrebbe innescare una stabilizzazione della dinamica dei prezzi”, segnala Oliveri che a livello operativo si attende il superamento di quota 1,7 dollari nelle prossime settimane.

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