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Incredibile! Se ce lo avessero detto mesi fa ci saremmo fatti una grassa risata, e anche ora molte persone metterebbero mano al telefono per richiedere il trattamento sanitario obbligatorio! Il paradosso di oggi a poche ore di distanza dalla riunione del FOMC, il braccio armato della Federal Reserve americana, è la valutazione sull’inflazione in Europa ovvero l’auspicio che i prezzi salgano, all’interno della valutazione statistica nazionale ed europea. La necessità di un’inflazione sotto controllo, inferiore, ma prossima al 2% è un concetto talmente anti-intuitivo e fondamentale, che le banche centrali di mezzo mondo e di tutti i paesi industrializzati l’hanno inserito nei propri obiettivi statutari.

 

Le prospettive per il rilascio dei dati odierni in Europa sono buone in quanto come sottolineato dal governatore della BCE Draghi in occasione dell’ultima conferenza stampa a margine della decisione sui tassi, la stagionalità ha aiutato i dati e l’inflazione per oggi è prevista in aumento nella sua lettura preliminare a 0.8% rispetto al dato precedente a 0.5%. Buone notizie che mettono i vertici dell’istituto di Francoforte al riparo dal rischio quantitative easing, strada di cui Draghi in primis ha già parlato, ma che come abbiamo detto, nessuno da questa parte dell’oceano ha intenzione di perseguire.

 

Dall’altra parte dell’oceano invece la FED si ritrova con le mani legate con una situazione economica globale che, come abbiamo detto già ieri, riflette una crescita al di sotto dei livelli indicati dall’istituto di Washington per interrompere il meccanismo di quantitative easing: tirano un sospiro di sollievo i dirigenti della FED, anche se molti analisti sarebbero stati curiosi di sentire cos’altro si sarebbero inventati all’ombra della statua di Lincoln per giustificare un ulteriore (obbligato) rinvio.

 

Market Movers

Alle 11:00 l’inflazione europea (dato preliminare) che dovrebbe essere uscire in rialzo a 0.8% rispetto al dato precedente a 0.5%. Tuttavia il dato tedesco uscito ieri peggiore delle attese fa tremare il terreno sulle rive del Meno.

Attenzione anche alle 14:15 il dato ADP sui salari non agricoli attesi in risalita a 210k contro il dato precedente fermo a 191k.

 

Alle 14:30 il dato sul PIL canadese atteso in frenata a 0.2% rispetto al precedente a 0.5%. Alla stessa ora il dato americano trimestrale anche in questo caso atteso in flessione a 1.2% rispetto al precedente a 2.6%.

 

Alle 20:00 evento pivot della giornata, la riunione del FOMC per la decisione sui tassi d’interesse con annessa conferenza stampa a seguito che dovrebbe lasciare invariato il tasso di riferimento a 0.25% e concludere con un nulla di fatto anche il discorso quantitative easing.

 

Alle 03:00 il PMI manifatturiero cinese atteso in lieve rialzo a 50.5 contro il dato precedente a 50.3.

 
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EUR/USD

Dopo il dato sull’inflazione tedesca di ieri uscito a 1.3% decisamente inferiore delle attese che lo davano a 1.4% fanno tremare le gambe a Mario Draghi che stanotte avrà sicuramente sognato la direttrice del FMI Christine Lagarde sventolargli davanti alla faccia le lettere QE: un incubo più che un sogno, perchè di quantitative easing, Mario Draghi non ne vuole sentir parlare. 


Tuttavia il cambio EURUSD è tornato a 1.38 con una brusca frenata che ha violentemente bucato il supporto dinamico rialzista di breve periodo (grafico). 


Il dato sull’inflazione in uscita alle 11:00 muoverà sicuramente il mercato, ma i riflettori sono tutti puntati sui dati americani del pomeriggio con il PIL alle 14:30 e soprattutto con la FED alle 20:00.


USD/JPY

I dati giapponesi usciti nella notte hanno fatto vedere un settore manifatturiero nel Sol Levante un po’ in sofferenza e una produzione industriale in frenata a -0.3% rispetto alle attese a 0.5%. dal canto suo la Bank of Japan ha sottolineato come continuerà nel suo programma di politica monetaria ultraespansiva con buona pace dei mercati azionari nipponici che chiudono la seduta poco sopra la parità con l’indice Nikkei che avanza dello 0.11%. Lo yen invece si apprezza contro dollaro nelle ore notturne scendendo da 102.75 fino a toccare 102.20 salvo poi tornare in queste ore intorno al nostro livello tecnico a 102.50. L’attesa è tutta per i dati americani di oggi.


NZD/USD

Chi aveva puntato sul rimbalzo del dollaro neozelandese ci aveva visto giusto, ma è stato aiutato anche dagli ottimi dati sui permessi edilizi usciti nella notte a 8.3% rispetto al precedente a -1.6%, battendo di 6.3 punti percentuali l’attesa al 2%. Il kiwi è quindi ritornato verso la parte alta del canale ribassista di medio periodo (grafico) e sta scambiando in queste ore intorno a 0.8560. Attesa quindi per i dati americani anche sul fronte pacifico.

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